Arte

La riscoperta di un capolavoro: il Polittico Griffoni.

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October 9, 2020

Che cosa spinge nove istituzioni internazionali a ruotare intorno ad un’unica opera di origine bolognese?

È la storia di un ambizioso progetto di ricomposizione, frutto di studi e ricerche di anni culminati nella mostra promossa da Genus Bononiae – Musei nella città e curata da Mauro Natale e Cecilia Cavalca. Dal titolo La Riscoperta di un Capolavoro, essa costituisce un piccolo miracolo della museologia e delle nuove tecnologie applicate all’arte. Al cuore della mostra sono, infatti, le tavole del quattrocentesco Polittico Griffoni, raccolte dal bacino della loro dispersione secolare e riunificate per la prima volta dopo 300 anni nelle sale di Palazzo Fava, a Bologna, fino al 10 gennaio 2021.

Ma per comprendere meglio, occorre fare qualche passo indietro…

Era il 19 giugno del 1473 e a Bologna gli Ufficiali della Basilica di San Petronio registravano il pagamento del compenso spettante ad Agostino de’ Marchi per la realizzazione di una cornice monumentale in legno, destinata ad ospitare una pala d’altare. Solo pochi anni prima, nel 1470, Floriano Griffoni, esponente di un’importante famiglia di notai bolognesi del partito guelfo, aveva ottenuto il giuspatronato di una cappella in San Petronio, precisamente la sesta della navata sinistra, che venne dedicata a San Vincenzo Ferrer[1]. Possedere una cappella all’interno della maggiore chiesa della città, allora ancora in costruzione, costituiva un vero onore per l’aristocrazia del tempo e un tale prestigio doveva essere accompagnato da un’adeguata decorazione, che illustrasse la raffinatezza del gusto, la ricchezza e la devozione dei patroni. Va da sé che per un simile scopo si rendesse necessario procurarsi il meglio che si potesse trovare sul mercato.

Agostino de’ Marchi, intagliatore di professione, era originario di Crema ma aveva operato principalmente a Bologna, dove si procurò una tale fama da venire richiesto proprio a San Petronio per i lavori più svariati: dal leggio al pulpito, al parapetto dell’organo, fino al coro intarsiato della cappella maggiore, realizzato tra il 1467 e il 1479[2]. È proprio in quegli anni che Floriano Griffoni, forse vedendolo direttamente all’opera all’interno della chiesa, decise di affidargli la produzione di una grandiosa cornice lignea per la pala d’altare da collocare nella sua cappella di famiglia. Allo stesso modo, Griffoni fece in modo di aggiudicarsi il principale pittore attivo sulla scena bolognese del tempo, che era però un ferrarese: Francesco del Cossa (1436-1478 circa). Egli era da poco arrivato in città, ma stava già collaborando con De’ Marchi alle tarsie del coro e solo pochi anni prima (1467-1468) aveva preso parte alla realizzazione di uno dei maggiori cicli decorativi privati del tempo, quello commissionato dal duca di Ferrara Borso d’Este per il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia. Insieme a lui, collaborò al polittico anche Ercole de’ Roberti (1451-1496), più giovane e forse suo allievo, la cui mano è stata sicuramente riconosciuta nella decorazione della predella (fig.6), la fascia alla base del polittico, e dei pilastrini laterali. Vasari, nella seconda edizione delle Vite (1568), esprime senza mezzi termini una predilezione per quest’ultimo, affermando che le parti da lui dipinte nella predella superarono in qualità quelle del maestro[3].

Figura 1. Ricostruzione del Polittico Griffoni, senza cornice e senza pilastrini laterali.

La pala era composta in tutto da ventuno tavole in legno di pioppo dipinte a tempera. Lo schema decorativo riprendeva sostanzialmente quello tradizionale dei polittici, che prevedeva nei due registri principali la rappresentazione di figure di santi, una per pannello, con al centro il santo dedicatario dell’altare e/o la Madonna col Bambino; in alto, nel registro superiore, si trovavano le scene della Crocifissione e dell’Annunciazione, quest’ultima divisa in due parti, mentre nella predella venivano riassunti gli episodi della vita della Vergine, del santo titolare o i miracoli da lui realizzati[4]. Partendo da sinistra, nella fascia principale del Polittico Griffoni dovevano prendere posto San Pietro, San Vincenzo Ferrer, al centro e in posizione rialzata, e San Giovanni Battista.

Figura 2. Francesco del Cossa, San Giovanni Battista, Polittico Griffoni, 1470-1473, tempera su tavola, 112 x 55 cm, Pinacoteca di Brera, Milano.

Alle loro spalle si aprono paesaggi visionari, fatti di cieli azzurri e antiche rovine, puntellati qua e là da edifici “moderni” e da persone, colte in varie attività.

È straordinaria l’attenzione ai particolari, resa con un fine sentimento del vero: basti notare piccoli dettagli come la lucertola ai piedi del Battista (fig. 2). Quest’ultimo e San Pietro sono rappresentati in piedi su un basamento in pietra e in corrispondenza di solide colonne, quasi come fossero statue, o meglio, come pilastri della Chiesa. Ferrer, invece, si rivolge ad un’ideale folla di fedeli, con l’indice alzato in segno dimostrativo e nell’altra mano il libro aperto delle Scritture.

Sotto molti punti di vista, il registro superiore si distingue nettamente da quello inferiore, pur mantenendo lo schema a figura singola. Ai lati della Crocifissione, sono rappresentati da una parte San Floriano (fig. 3), soldato romano convertitosi al cristianesimo, e dall’altra Santa Lucia (fig. 4), con la palma simbolo del martirio e un paio di occhi, tradizionalmente associati alla santa e posti su un piatto, ma qui presentati come due piccole campanule che ella tiene delicatamente tra le dita[5]. Cambia lo sfondo: non più azzurro cielo ma oro, l’oro delle sacre conversazioni duecentesche, l’oro di Cimabue e, prima ancora, delle icone bizantine, che sposta programmaticamente l’ambientazione ad un luogo ultraterreno, impalpabile, senza distinzione tra cielo e terra. Ma l’oro è anche solennità e preziosità, è prova tangibile, materiale, delle possibilità economiche del committente. A questa scelta più arcaica, si contrappone decisamente la posa delle figure, rappresentate solo fino all’altezza del ginocchio – risultando quindi proporzionalmente più grandi a quelle del registro inferiore – e non più statiche come i santi di sotto, ma nell’atto di piegare una gamba in avanti e di appoggiarla su un parapetto nel primissimo piano.

Figura 3. Francesco del Cossa, San Floriano, Polittico Griffoni, 1470-1473, tempera su tavola, 79.4 x 55 cm, National Gallery of Art, Washington D.C.

Figura 4. Francesco del Cossa, Santa Lucia, Polittico Griffoni, 1470-1473, tempera su tavola, 77.2 x 56 cm, National Gallery of Art, Washington D.C.

Esse “si sporgono” oltre il bordo, creando un legame tra i due registri che rompe decisamente con il passato e svecchia la rigida impostazione frontale e a scompartimenti stagni del polittico tradizionale. Lo sviluppo immediatamente successivo sarà la concezione di pale d’altare a scena unica: è la modernità in costruzione. Non è un caso, però, che siano proprio questi due personaggi a ricevere un trattamento speciale: sono figure di santi, sì, ma possiedono allo stesso tempo il valore di ritratti. Seguendo una consuetudine già affermata da tempo, infatti, il committente ha voluto rappresentare se stesso e la sua prima moglie, Lucia Battaglia, con cui si sposò nel 1457 e che morirà proprio negli anni di realizzazione della pala, sotto forma dei loro santi patroni.

Anche nella cornice si poteva notare la stessa compresenza di antico e moderno: organizzata su registri orizzontali, la cornice di De’ Marchi contrapponeva lo stile antichizzante degli archi a tutto sesto e delle strutture architravate del corpo principale ad una decorazione di sapore gotico, specialmente visibile nelle cuspidi e nella linea della cimasa, ossia la parte di coronamento superiore del polittico. Con tutta probabilità, era proprio la cornice la prima parte del polittico ad essere realizzata, stabilendo forme e dimensioni degli spazi per i pannelli dipinti, che dovevano inserirsi al loro interno come gemme incastonate. Purtroppo, oggi la cornice è irrimediabilmente perduta, ma conosciamo quello che doveva essere il suo aspetto grazie ad un disegno del 1725, realizzato per registrare lo stato decorativo della cappella (fig. 5).

Figura 5. Stefano Orlandi, foglio contenente schizzo del Polittico Griffoni e sommaria descrizione delle tavole, 1725, Archivio di Stato di Bologna.

Intorno a quell’anno, infatti, la proprietà della cappella Griffoni passò a Monsignor Pompeo Aldrovandi (1668-1752), che volle farla ridecorare in uno stile più aggiornato.

“In ordine poi al dipinto, che stava all’Altare nella Cappella in S. Petronio non mancarò d’abboccarmi col Sig. Maccaferri per ridurre quello in tanti quadretti nella miglior forma, che si potrà, supponendo voglia farli ornare con cornici proprie per campagna…”[6]

Queste le parole usate da Angelo Fontana, agente di Aldrovandi, in una lettera a lui indirizzata del 22 ottobre 1731, in cui viene enunciato quello che di lì a poco sarebbe stato il triste destino del polittico: la cornice lignea di Agostino de’ Marchi venne distrutta e i pannelli vennero separati, incorniciati e trasformati in singoli dipinti, che finirono ad abbellimento delle stanze del Monsignore a Mirabello, vicino a Ferrara[7]. Nel corso dell’Ottocento, i dipinti vennero venduti sul mercato e quindi dispersi, facendo così scomparire definitivamente un capolavoro dell’Officina Ferrarese[8], nonché un vero anello di congiunzione dello sviluppo artistico tra Quattrocento e Cinquecento.

Dei ventuno pannelli totali, per il momento ne sono stati riconosciuti e ritrovati 16, oggi sparsi in vari musei del mondo, dalla National Gallery di Londra alla Pinacoteca di Brera, dal Louvre alla National Gallery di Washington, dalla Collezione Cagnola di Gazzada (Varese) ai Musei Vaticani, dalla Pinacoteca Nazionale di Ferrara al Museum Bojimans van Beuningen di Rotterdam e alla Collezione Vittorio Cini di Venezia[9]. Sulla scia del famoso studio che ne fece Roberto Longhi nel 1934, in cui ripropose una ricostruzione del polittico che si rivelò in un secondo tempo sostanzialmente corretta, il ricongiungimento dei pannelli Griffoni ha da sempre costituito l’ambizione della critica, portando ad una serie di tentativi, a cominciare da quello fatto negli anni Trenta del Novecento dalla National Gallery di Londra, che però finirono tutti per fallire. Fino ad ora: dal 18 maggio 2020 e fino al 10 gennaio 2021 i visitatori di Palazzo Fava saranno i primi dopo 300 anni a poter vedere riunite le tavole del Polittico Griffoni, trovandosi di fronte a qualcosa che non esiste più nella sua forma originale, annullata nel corso della storia, ma che, grazie a documenti originali, modelli architettonici e fotografie ad alta risoluzione, viene fatto rivivere di fronte ai nostri occhi, per mostrare ciò che è stato visto, ammirato e contemplato per due secoli e mezzo dai nostri predecessori.

La mostra, corredata anche da un documentario visibile on demand su Sky Arte dal 1 giugno 2020, si sviluppa in due sezioni: la prima, al piano nobile di Palazzo Fava, sotto gli affreschi dei Carracci, è dedicata esclusivamente al polittico ed alla storia della sua ricostruzione; la seconda, invece, esplora le nuove tecnologie digitali applicate alla tutela ed alla conservazione del patrimonio artistico e culturale messe in campo da Factum Foundation[10], che dal 2012 si ripropone di “rimaterializzare” opere del passato, sia fisicamente che in digitale, attraverso una preliminare scansione delle superfici. Questo procedimento permette di visualizzare dettagli ad altissima risoluzione, e in 3D, e di studiare da vicino opere d’arte altrimenti inaccessibili o troppo fragili. Proprio alcuni di questi procedimenti sono stati usati per riprodurre il Polittico Griffoni, ma non è necessario svelare altro: buona visita!

Figura 6. Ercole de’ Roberti, I miracoli di San Vincenzo Ferrer, 1470-1473, tempera su tavola, 30 x 215 cm, Musei Vaticani, Roma.

 

 

 

 

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Articolo di Martina Panizzutt

Dottoressa in Storia dell’arte e Valorizzazione del Patrimonio, dell’Università degli Studi di Genova. Durante il secondo anno di laurea magistrale, ha frequentato il corso di Museologia presso l’Ecole du Louvre di Parigi, redigendo una tesi in lingua francese dedicata ai ritratti di Marten Soolmans e Oopjen Coppit, dipinti da Rembrandt van Rijn, ed alla vicenda della loro acquisizione da parte del Louvre e del Rijksmuseum di Amsterdam. 

 

 

ELENCO DELLE TAVOLE ESISTENTI DEL POLITTICO GRIFFONI E DELLE LORO COLLOCAZIONI MUSEALI

  • Francesco del Cossa, Angelo Annunciante, 1470-1473, tempera su tavola, diametro 25 cm, Museo di Villa Cagnola di Gazzada
  • Francesco del Cossa, Vergine Annunciata, 1470-1473, tempera su tavola, diametro 25 cm, Museo di Villa Cagnola di Gazzada
  • Francesco del Cossa, Crocifissione, 1470-1473, tempera su tavola, diametro 63 cm, National Gallery of Art, Washington
  • Francesco del Cossa, San Floriano, 1470-1473, tempera su tavola, 79.4 x 55 cm, National Gallery of Art, Washington
  • Francesco del Cossa, Santa Lucia, 1470-1473, tempera su tavola, 77.2 x 56 cm, National Gallery of Art, Washington
  • Francesco del Cossa, San Pietro, 1470-1473, tempera su tavola, 112 x 55 cm, Pinacoteca di Brera, Milano
  • Francesco del Cossa, San Vincenzo Ferrer, 1470-1473, 153.7 x 59.7 cm, The National Gallery, Londra
  • Francesco del Cossa, San Giovanni Battista, 1470-1473, tempera su tavola, 112 x 55 cm, Pinacoteca di Brera, Milano
  • Ercole de’ Roberti, Miracoli di San Vincenzo Ferrer, 1470-1473, tempera su tavola, 30 x 215 cm, Musei Vaticani, Roma

PILASTRINI LATERALI

  • Ercole de’ Roberti, San Michele Arcangelo, 1470-1473, tempera su tavola, 26 x 11 cm, Musée du Louvre, Parigi
  • Ercole de’ Roberti, Sant’Apollonia, 1470-1473, tempera su tavola, 26 x 11 cm, Musée du Louvre, Parigi
  • Ercole de’ Roberti, Sant’Antonio Abate, 1470-1473, tempera su tavola, 26 x 11 cm, Museum Boymans-van Beuningen, Rotterdam
  • Ercole de’ Roberti, San Petronio, 1470-1473, tempera su tavola, 26 x 13 cm, Pinacoteca Nazionale, Ferrara
  • Ercole de’ Roberti, Santa Caterina d’Alessandria, 1470-1473, tempera su tavola, 26.3 x 9.3 cm, Fondazione Giorgio Cini, Venezia
  • Ercole de’ Roberti, San Girolamo, 1470-1473, tempera su tavola, 26.3 x 9.3 cm, Fondazione Giorgio Cini, Venezia
  • Ercole de’ Roberti, San Giorgio, 1470-1473, tempera su tavola, 26.3 x 9.3 cm, Fondazione Giorgio Cini, Venezia

BIBLIOGRAFIA

  • Longhi, Officina Ferrarese, Edizioni d’Italia, Roma, 1934.
  • Cavalca, La pala d’altare a Bologna nel Rinascimento. Opere, artisti e città. 1450-1500, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2013.
  • Natale, C. Cavalca (a cura di), Il Polittico Griffoni rinasce a Bologna. La riscoperta di un capolavoro, catalogo della mostra, Silvana Editoriale, 2020.

SITOGRAFIA

IMMAGINI

Note

[1] Predicatore domenicano spagnolo, santificato nel 1455, famoso per i suoi appassionanti sermoni in cui si diceva ispirasse i fedeli ad auto-flagellarsi. Francesco del Cossa, San Vincenzo Ferrer, scheda d’opera, The National Gallery, Londra. https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/francesco-del-cossa-saint-vincent-ferrer, ultima consultazione 8 ottobre 2020

[2] Dizionario Biografico Treccani, voce “De Marchi”. https://www.treccani.it/enciclopedia/de-marchi_%28Dizionario-Biografico%29/, ultima consultazione 6 ottobre 2020

[3] “Costui dunque, avendo miglior disegno che il Costa, dipinse sotto la tavola da lui fatta in San Petronio, nella cappella di San Vincenzio, alcune storie di figure piccole a tempera, tanto bene e con sì bella e buona maniera che non è quasi possibile veder meglio né imaginarsi la fatica e diligenza che Ercole vi pose, là dove è molto miglior opera la predella che la tavola, le quali amendue furono fatte in un medesimo tempo, vivente il Costa;”. G. Vasari, Le Vite, Vita di Ercole Ferrarese Pittore, ediz. Giuntina, vol. III, 1568, pp. 419-420

[4] Diario dell’Arte. La pala d’altare nel Quattrocento, https://diariodellarte.wordpress.com/2018/07/20/la-pala-daltare-nel-quattrocento/, ultima consultazione 9 ottobre 2020

[5] La campanula, il fiore dalla tipica forma a campana, è spesso associata ai concetti di perseveranza e di resistenza, in quanto, anche se piccola e dall’aspetto fragile, è capace di resistere anche in contesti più difficili. La storia di Santa Lucia ricorda come, benché esile, ella riuscì a sopportare le atroci sofferenze inflittele durante il suo martirio.

[6] Citato nella scheda d’opera del San Floriano di Francesco del Cossa, National Gallery of Art, Washington. https://www.nga.gov/collection/art-object-page.368.html, ultima consultazione 8 ottobre 2020

[7] Articolo di Marcello Toffanello, Il San Petronio di Ercole de’ Roberti, parte del Polittico Griffoni, Magazine, Gallerie Estensi. https://www.gallerie-estensi.beniculturali.it/en/magazine/il-san-petronio-di-ercole-de-roberti-parte-del-polittico-griffoni/, ultima consultazione 9 ottobre 2020

[8] Longhi, R., Officina Ferrarese, Edizioni d’Italia, Roma, 1934. Realizzato a commento della mostra Pittura Ferrarese del Rinascimento, allestita a Palazzo dei Diamanti, Ferrara, tra il 1933 e il 1934.

[9] Articolo di Angela Madesani, 26 luglio 2020, Art Tribune, https://www.artribune.com/arti-visive/archeologia-arte-antica/2020/07/mostra-polittico-griffoni-palazzo-fava-bologna/, ultima consultazione 8 ottobre 2020

[10] Factum Foundation for Digital Technology of Conservation. https://www.factumfoundation.org/, ultima consultazione 6 ottobre 2020

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