Storia

La crisi missilistica di Cuba

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October 27, 2020

Nell’Ottobre del 1962, l’Unione Sovietica fornisce Cuba di missili balistici. Questo evento porta allo scontro più pericoloso della Guerra Fredda tra USA e URSS, arrivando quasi a far scoppiare il terzo conflitto mondiale. Nel lasso di tempo di due settimane circa, il presidente statunitense John F. Kennedy e la controparte sovietica Nikita Khrushchev si impegnano a negoziare una pace per uscire dalla scomoda situazione. La crisi missilistica di Cuba porta coscienza di un rischio di annientamento nucleare e fa rivalutare seriamente la politica del “rischio calcolato” attuata fino a quel momento. Per la prima volta si arriva seriamente a pensare di fermare la corsa agli armamenti.

Ma come ha inizio la crisi?

Dopo aver trionfato contro il dittatore cubano Fulgencio Batista, il rivoluzionario Fidel Castro arriva al potere il 1 Gennaio 1959. Castro non è apertamente comunista all’inizio, gli USA adottano quindi una diplomazia neutrale e cauta nei suoi confronti. Tuttavia la situazione inizia a peggiorare già nel primo anno di governo di Castro, che attua una politica anti-statunitense e si rifiuta di dare nuove elezioni. Il presidente americano Eisenhower taglia i legami diplomatici con Cuba quando è ormai chiaro l’avvicinamento castrista ai sovietici.

Si inizia a progettare un piano per eliminare Castro e sostituirlo con un filo-americano: la vera crisi ha infatti inizio quando fallisce l’invasione della Baia dei Porci, un tentativo statunitense di rovesciare Castro tramite il supporto a esiliati cubani.

La controrivoluzione fallisce e Cuba inizia seriamente ad avvicinarsi all’Unione Sovietica in quanto Castro vuole protezione da altri eventuali attacchi americani. I Sovietici forniscono quindi il governatore cubano di armi nucleari, ma a una condizione: l’accordo deve rimanere assolutamente segreto finché i missili non saranno attivi. Il primo segretario sovietico Nikita Khrushchev vuole difendere la Rivoluzione Cubana dall’aggressione statunitense, ma anche alterare l’equilibrio di forze a favore dell’Unione Sovietica.

La situazione degenera ulteriormente quando un pilota americano a bordo del suo

U-2 (un aereo-spia) passa sopra Cuba e scopre una postazione sovietica di missili SS-4 a medio raggio, in fase di installazione. Il nuovo presidente USA, John F. Kennedy, in una dichiarazione pubblica (22 Ottobre 1962) afferma che ci sono missili sovietici a Cuba (che si trova a sole 90 miglia dalle coste USA) e dichiara l’intenzione di iniziare un blocco navale contro quest’ultima, non escludendo l’uso della forza per difendere tornare la sicurezza nazionale.

Dalla propria parte gli americani hanno i missili Jupiter, ma questi hanno diversi difetti: devono stare in superficie, sono immobili e il tempo di lancio è lungo. Non hanno un valore di deterrenza perché devono essere lanciati in un attacco preventivo. Gli USA hanno una forza nucleare superiore e, data la natura stessa dei missili Jupiter, l’Unione Sovietica ritiene che gli USA vogliano puntare ad un attacco nucleare rapido. Tali sospetti sono fondati: dal 1997 gli studiosi hanno accesso alle registrazioni degli incontri segreti tra Kennedy e l’ExComm (Executive Committee of the National Security Council), in cui è evidente l’intenzione di utilizzare un attacco nucleare preventivo durante la crisi di Berlino del 1961.

L’amministrazione Kennedy inizia quindi il blocco navale per prevenire l’arrivo a Cuba di altri missili, intimando l’immediata rimozione dei missili già presenti sull’isola. Se i Sovietici si rifiutano di rimuovere i missili, gli USA inizieranno a bombardare i siti missilistici e, in caso di contrattacco sovietico, avverrà una invasione anfibia dell’isola.

Questa politica aggressiva di “rischio calcolato” non va come previsto: inizialmente Khrushchev si rifiuta di ammettere la presenza di missili a Cuba, accusando gli USA di aver iniziato un conflitto con il blocco navale. Tuttavia le altre armi in arrivo sono fermate e, per 13 giorni, ci sono strette comunicazioni diplomatiche tra Kennedy e Krushchev.

Si arriva a un accordo il 27 Ottobre: l’URSS rimuove i missili da Cuba a patto che gli USA rimuovano i propri missili Jupiter dalla Turchia. Kennedy accetta e promette che gli USA non tenteranno un’ulteriore attacco a Cuba.

Durante la negoziazione Castro si rifiuta di comunicare con Khrushchev: è per lui umiliante che i Sovietici diano più priorità agli USA che ai propri alleati. Il governatore cubano vorrebbe la chiusura della base americana di Guantanamo e la cessazione di voli di aerei spia sopra Cuba, non ottiene nessuna delle due richieste.

Con la fine della crisi missilistica Krushchev è rapidamente sostituito da Leonid Brezhnev, molto più propenso a rapporti distesi con gli USA. Kennedy ne esce in una posizione migliore, ma non è ben visto per aver contribuito all’invasione della Baia dei Porci.

Un’ultima curiosità: Kennedy mette fine al blocco navale il 20 Novembre 1962, ma documenti recenti mostrano che in realtà Khrushchev lascia (senza che gli USA sappiano nulla) ancora 100 armi tattiche nucleari, nel caso in cui ci sia un’invasione americana a Cuba. I missili sono sotto controllo cubano a patto che la loro presenza resti un segreto. L’ultima arma nucleare sovietica a Cuba è rimossa solamente il 1 Dicembre 1962.

 

 

Sitografia

  •  The Cuban Missile Crisis, Khan Academy, 2017
  • Cuban Missile Crisis, History.com Editors, 2010
  • 10 Things you may not know about the Cuban Missile Crisis, Cristopher Klein, History.com, 2012
  • The real Cuban Missile Crisis, Benjamin Schwarz, The Atlantic, 2013

 

 Stefano De Gioia

 

Diplomato presso il Liceo Artistico Arturo Martini. Attualmente è iscritto al Corso di Laurea Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova. I suoi interessi vertono principalmente su arte pittorica, storia romana e storia medievale. La sua buona conoscenza della lingua inglese gli consente svolgere le sue ricerche facendo riferimento anche a fonti straniere.

 

 

 

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