Filosofia

Zucche e relativismo

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October 31, 2020

È ormai opinione di molti cattolici che la festa delle zucche illuminate sia un fulgido esempio relativista di quella forma di americanismo deteriore che è il moderno consumismo. Eppure è nata in Europa dove, pur avendo origini pagane, è stata cristianizzata.
Da oltre un decennio in occasione di Ognissanti si levano da parte cattolica molte condanne ad Halloween, la ricorrenza in cui si illuminano dall’interno le zucche e i bambini vanno in giro travestiti chiedendo dolci agli adulti. Siccome la festa, che cerca di esorcizzare l’idea della morte, si presenterebbe come alternativa alla celebrazione e dei Santi e dei Defunti, l’usanza, accusata di paganesimo, è stata anche bollata come forma di “relativismo”.
Non so bene in che senso Halloween sia relativista, ma accade al relativismo quello che accadeva all’epiteto “fascista” nel Sessantotto, per cui era fascista chiunque non la pensava come te. Preciso inoltre che le ultime generazione hanno comunque subito, direttamente o indirettamente, l’influenza di questa cultura americana tramite i social media da 30 anni a questa parte. So benissimo che in passato, in America, la festa veniva usata da satanisti e pedofili per abusare dei bambini che i genitori hanno la dabbenaggine di lasciar uscire da soli la sera. Obietto però al fatto che si tratti di deteriore importazione dall’America. Ovvero, lo è, ma di ritorno, perché Halloween è nata come festa pagana nell’Europa celtica e in certi paesi del Nord dove è stata in qualche modo amalgamata alla cultura cristiana.
Ma suggerisco prudenza nello sparar anatemi di crociate pastorali contro festività di moderna origine, il motivo è il seguente.
La Chiesa viene ripagata della sua stessa moneta. Già. Fu almeno dal IV secolo, infatti, che la saggezza dei Padri ha preferito mediare anziché cancellare, sovrapporsi e trasfigurare piuttosto che annullare, incenerire, seppellire, censurare. Ovvero: le feste pagane, i nostri antenati le hanno sapute “cristianizzare” e, per convenienza, le hanno adattata a scopo prettamente politico.
Molti sono in polemica anche con Babbo Natale, perché a molti i doni li portavano Gesù Bambino e i Re Magi – e per questo si dovrebbe andare a controllare nella cattedrale di Colonia se i resti dei tre re sono ancora lì, dopo che Rainaldo di Dassel e il Barbarossa li avevano rubati a Sant’Eustorgio in Milano. In oltre a molti irrita che alcuni bambini, anziché ai Re Magi, diano credito alla Befana – che tra l’altro è anch’essa figura di origini pagane, molto vicina alle streghe di Halloween, e se le gerarchie ecclesiastiche non se la sono presa troppo con lei è perché si era in qualche modo cristianizzata ispirando il proprio nome all’Epifania.
È accaduto insomma ad Halloween quello che è accaduto parallelamente a Santa Claus, che in origine era San Nicola di Bari, che poi era turco, e pare che dalla festa olandese di Sinterklaas (il compleanno del Santo) sia venuto appunto Santa Claus. Poi Babbo Natale si è fuso con Odino, che nella mitologia germanica portava doni ai bambini, ed ecco la parentela tra un rito pagano e una festa cristiana.
Basta ricordare che lo stesso Natale è stato fissato il 25 dicembre (data alla quale nessun Vangelo suggerisce che Gesù sia nato, e anzi secondo calcoli astronomici la stella avrebbe dovuto apparire d’autunno) per venire incontro agli usi pagani e alle tradizioni germaniche e celtiche in cui si celebrava Yule, ovvero la festa del solstizio d’inverno, da cui viene anche l’albero di Natale (ma io sono di quelli che preferiscono il presepio francescano, perché richiede più fantasia, mentre un albero di Natale lo sa decorare anche una scimmia dovutamente addestrata).
Dunque – anziché strapparsi le vesti – basterebbe cristianizzare anche Halloween, secondo quel sano processo culturale che l’uomo pratica da millenni.
Se dunque Halloween (che, ricordiamolo, significa letteralmente “vigilia di Ognissanti”) dovesse riprendere le sue vesti celtiche – vere o presunte che siano – o piuttosto ammantarsi di lustrini consumistici oppure celarsi sotto rituali più o meno “satanici”, non farebbe che riappropriarsi di un territorio già suo; e a noi resterebbe semmai da meditare come e perché non ci sia data la forza culturale (e fors’anche spirituale) per ripetere l’impresa dei nostri antedecessori.

Articolo di Carlo Alberto Ghigliotto

Filosofo, autore di saggi di semiotica, estetica medievale, storia dell’arte e della filosofia. La sua attività di saggista, bibliofilo e giornalista, è legata agli studi classici maturati nelle realtà del pensiero debole e dell’etica leopardiana. Studia filosofia prestando fede alla teoria de “Il pensiero ancestrale” di Manlio Sgalambro: considera l’attività filosofica come una prassi individuale di ascetismo e atarassia; distante dalle aule universitarie e dai percorsi accademici convenzionali (ancora in parte legati all’idealismo di Croce e Gentile).

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