Arte

Modigliani, Modì, maudit

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November 5, 2020

cento anni dalla morte del principe di Montparnasse

Fig.1. Amedeo Modigliani nel suo studio.

Conosciuto dal grande pubblico per le sue donne “dal collo lungo”, Amedeo Modigliani visse una vita da vero bohémien. Quarto figlio di Eugenia Garsin e Flaminio Modigliani, Amedeo nacque a Livorno il 12 luglio 1884 mentre un ufficiale giudiziario stava sulla porta di casa sua con il compito di sequestrare tutti i beni della famiglia; gli unici oggetti che si salvarono furono quelli che si trovavano sul letto di sua madre che stava partorendo: secondo una legge dell’epoca, infatti, non si poteva requisire tutto ciò che si trovava sul letto di una partoriente. La situazione della famiglia era tutt’altro che florida: la loro azienda di legna e carbone aveva fallito, così come alcune miniere in Sardegna. Prima del tracollo finanziario, però, la famiglia di Eugenia e Flaminio conduceva una vita agiata fatta di ricevimenti e feste, tanto che il piccolo Amedeo venne educato con gli altri bambini nella scuola di casa. Ma la svolta nella vita del più piccolo dei quattro figli avverrà nel 1897, quando chiederà insistentemente alla madre di farsi dare lezioni di disegno e poco dopo inizierà a seguire le lezioni del pittore Guglielmo Micheli, seguace di Giovanni Fattori. Sembra che fosse un giovane talentuoso in grado di imparare in fretta, tanto che Eugenia nel suo diario scriveva “Dedo…non fa più che della pittura, ma ne fa tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore sostenuto che mi stupisce e che mi incanta… Il suo professore è molto contento di lui, io non me ne intendo ma mi sembra che per avere studiato solo tre o quattro mesi non dipinga troppo male e disegna benissimo”. Effettivamente Micheli non poteva che essere soddisfatto del suo allievo che eseguiva diligentemente il tirocinio. Ma i primi problemi si ebbero a causa delle sue precarie condizioni di salute, tanto che alla fine del 1900 ebbe l’ennesima pleurite, che si trasformò in tubercolosi e che nell’inverno del 1901 gli causerà una grave ricaduta. Così la madre decise di portarlo in viaggio verso il sud Italia: Napoli, Capri, Amalfi, Roma, dove il giovane rimarrà a copiare le opere nei musei per tutto l’inverno del 1902, e Firenze. Un viaggio costellato di visite a chiese, musei e gallerie aprendo così gli occhi ad Amedeo sul mondo ed è forse in quel momento che capì, a soli 17 anni, di dover lasciare Livorno per scoprire che cosa c’è fuori. Lo aiutò suo zio, che porta il suo nome, Amedeo Garsin che fino al 1905, anno della sua morte, provvide alle spese per i viaggi del nipote. Così il giovane Modì parte alla scoperta del mondo: Firenze, Venezia ed infine Parigi, dove giunge nel 1906. Inizialmente si stabilì in un albergo di fascia media in place de la Madeleine ma poco dopo si trasferì a Montmartre, quartiere famoso per essere il centro di ritrovo e di aggregazione di tutti i giovani artisti, giunti in città richiamati dalla fama degli Impressionisti. Parigi in quegli anni è la città del sogno nella quale ogni genio sregolato, ritenuto tale nella sua patria o nella sua città, si poteva finalmente sentire a suo agio; e lo stesso fu per Modigliani. Nella capitale francese Amedeo si iscrisse all’Académie Colarossi in rue de la Grande Chaumière, per continuare ad esercitarsi; contemporaneamente si buttò a capofitto nella vita di Montmartre, in particolar modo di quella della Butte, la zona più alta del quartiere intorno alla place du Tertre e al Sacré-Cœur, nella quale si trovava il Lapin Agile, una taverna che tra il 1905 e il 1910 divenne luogo d’incontro per artisti, poeti, scrittori e giornalisti che abitavano lì intorno.

Fig.2. Le Lapin Agile nel quartiere Montmartre di Parigi, oggi.

Le osterie, le taverne, i bistrot ed i cafés erano le vere accademie di Parigi: qui avvenivano le discussioni più profonde su arte, poesia, musica tra i nuovi pensatori del XX secolo e fu proprio qui che Modigliani conobbe Picasso, Derain, Apollinaire, Rivera, Lipchitz, vivendo ed assaporando tutte le novità che stavano esplodendo nella capitale francese agli inizi del Novecento. Il giovane artista non era giunto a Parigi del tutto privo di una sua formazione artistica, l’esperienza veneziana gli aveva fornito un’ottima conoscenza del Simbolismo e dell’Art Noveau, ma di certo non era preparato alle novità dei fauves, che avevano esposto da poco le loro opere al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne, o a quelle che porteranno alla nascita del Cubismo e dell’Espressionismo. Non solo, Modigliani iniziò a condurre una vita très bohémienne dedicandosi al fumare oppio (anche se sembrerebbe che preferisse l’hashish) e al vino, il tutto in compagnia di altri artisti, tra i quali Maurice Utrillo detto “litrillo” al quale Modigliani era molto legato: si narra, infatti, che non era inusuale incontrarli dopo essere stati sbattuti fuori dai locali perché troppo ubriachi, con Amedeo che declamava Dante e Utrillo che lo seguiva perdendo i vestiti per strada, dove passavano la notte. Dopo un breve soggiorno a Livorno, Modigliani ritornò a Parigi e nel 1910 ecco una prima occasione per farsi conoscere: espose le proprie opere al Salon des Indépendents con la critica che era dalla sua parte. Durante quell’anno, però, sotto l’influenza delle forme arcaiche degli idoli e delle maschere primitive deciderà di dedicarsi esclusivamente alla scultura.

Fig.3. Jeanne Hébuterne.

All’inizio del 1916, Amedeo incontrò Léopold Zborowski, intellettuale e poeta polacco – la cui moglie divenne uno dei soggetti preferiti del pittore – e che l’anno prima era rimasto molto colpito da alcuni suoi dipinti esposti nell’atelier del pittore svizzero Lejeune al 6 di rue Huyghens. Sempre nel 1916 il poeta polacco offrì ad Amedeo un contratto: quindici franchi al giorno e la fornitura di tele, colori e modelle, in cambio dell’esclusività della sua produttività. L’artista, le cui opere non arrivavano a 200 franchi, accettò diventando suo ospite abituale prima al Sunny Hotel e poi nell’appartamento al 3 di rue Joseph Bara dove vivevano Kisling, Pascin e Per Krogh e dove, tra il 1916 e il 1917, dipinse molti ritratti e molti nudi. All’epoca viveva una storia d’amore con Beatrice Hastings, un amore burrascoso che quando finì spinse la donna ad affogare i suoi dispiaceri nel whisky. Nel marzo 1917 Modigliani incontrò Jeanne Hébuterne, all’epoca diciannovenne allieva dell’Academie Colarossi, che lui aveva ritratto spesso e che gli restò accanto per tutta la vita.

Pittrice sensibilissima e di eccezionale talento, Amedeo se ne innamorò perdutamente e andarono a vivere insieme in Rue de la Grande-Chaumière a Montparnasse e Léopold Zborowsky sperò che l’artista potesse concentrarsi sul lavoro; così per incoraggiarlo gli organizzò, nel dicembre del 1917, la sua prima esposizione personale presso Berthe Weill, nella galleria di rue Taitbout.

Fig.4. Locandina del film “I colori dell’anima” del 2004.

Si tratta dell’esposizione  d’arte più breve di tutta la storia dell’arte: appena 33 minuti! La galleria, infatti, si trovava di fronte al commissariato della gendarmerie della zona che minacciò di   sequestrare i dipinti se non fossero stati ritirati immediatamente.  Nel frattempo, Jeanne comunicava alla sua famiglia di essere incinta di una bambina, che vide la luce a Nizza il 29 novembre 1918 con il nome di Jeanne, proprio come lei.  Alla fine dell’anno alcune opere di Modigliani vennero esposte in una mostra al Faubourg Saint-Honoré a Parigi, organizzata dal mercante d’arte Paul Guillaume; mentre nel 1919 altre opere vennero esposte a Londra in diverse mostre. Alla fine del 1919, Amedeo espose nuovamente al Salon D’Automne e nel frattempo l’ennesimo attacco di tubercolosi minacciò nuovamente la sua salute e che da lì a sei mesi l’avrebbe ucciso. Jeanne era nuovamente incinta ma stavolta il bambino non vide mai la luce: la donna si tolse la vita gettandosi dal quarto piano della casa paterna, due giorni dopo la morte di Modigliani avvenuta il 24 gennaio del 1920, a soli 36 anni. I due amanti dovranno aspettare ancora dieci anni prima di essere finalmente riuniti nel cimitero di Père-Lachaise di Parigi. Un gruppo di disegni trovato dal fratello Emanuel dopo la sua morte dimostra come Modigliani avesse disegnato fino alla fine, dedicandosi ai ritratti ma soprattutto ai nudi femminili.

Iniziarono così le leggende e i racconti sulla vita di Amedeo Modigliani, artista “aristocratico” che condusse una vita sregolata, che gli valse il soprannome di maudit, “maledetto” così simile al diminutivo del suo cognome Modì, come erano soliti chiamarlo i suoi amici, e degna di un vero artista geniale le cui opere furono sin da subito oggetto di falsificazioni. Molti sono stati i film dedicati alla sua vita, tra cui “I colori dell’anima” (2004) con uno straordinario Andy Garcia nei panni dell’artista.

Articolo di Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte.

 

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Piccioni, Modigliani, in “Gli illustrati del Corriere della Sera”, Rizzoli-Skira, 2011.

SITOGRAFIA:

FOTO:

  • 1. Amedeo Modigliani nel suo studio.
  • 2. Le Lapin Agile nel quartiere di Montmartre di Parigi, oggi.
  • 3. Jeanne Hébuterne.
  • 4. Locandina del film “I colori dell’anima” del 2004.
  • 5. Una scena tratta dal film “I colori dell’anima”.
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