Musica

Le origini del Rock

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November 13, 2020

Un genere rivoluzionario: il Rock’n’Roll

«Noi ora siamo più popolari di Gesù. Non so cosa finirà prima, se il Rock’n’Roll o il Cristianesimo» affermò John Lennon nel 1966, condannando i Beatles ad essere bollati come satanici dal Vaticano. Il Rock’n’Roll si dimostrò talmente rivoluzionario da poter permettere simili paragoni. D’altro canto, se Dio creò il mondo in sette giorni, i Beatles fecero la storia in sette anni (e poco più).

Era il 1949 quando, negli Stati Uniti, la nota rivista musicale “Billboard” – punto di riferimento dell’industria discografica americana – sostituì, nella propria classifica dei generi, l’etichetta Race Music della musica blues afroamericana con quella di Rhythm & Blues, con l’intento primario di renderla meno discriminatoria, e per incoraggiare l’integrazione degli afroamericani, soprattutto come riconoscimento dello sforzo bellico dimostrato durante la guerra. Tuttavia, anche se non più nell’etichetta, l’implicazione raziale sopravvisse nell’immaginario comune, per il quale il Rhythm & Blues continuò ad essere considerato una musica “suonata da neri per un pubblico nero”.

Non passò molto tempo prima che i discografici più lungimiranti si rendessero conto che il Rhythm & Blues poteva piacere anche ai giovani americani bianchi, potenziali consumatori sui quali il mercato discografico poteva azzardarsi a scommettere. Fu questa la premessa che portò alla nascita dell’etichetta Rock’n’Roll, la quale rispondeva ad una strategia di mercato puramente mirata a rendere più accessibile e consumabile una categoria musicale già esistente, ma ancora troppo connotata dal punto di vista raziale.

Secondo la mitologia del rock, la prima scintilla divampò negli anni 20, nell’attimo in cui una “nullità” di nome Robert Johnson prese in mano la chitarra per la prima volta, finendo per diventare uno dei più grandi bluesman della storia, e grande ispiratore di chitarristi come Eric Clapton e Jimi Hendrix. Ma la parola Rock’n’Roll comparve molto tempo dopo: fu usata per la prima volta nel 1951, in un pezzo di Rhythm & Blues, intitolato Sixty Minute Man; un brano lento e rullante, riempito di arrangiamenti di chitarra elettrica. La prima attestazione del termine in veste semi-ufficiale risale all’avvento della trasmissione radiofonica del DJ americano Alan Freed: The Moon Dog House Rock’n’Roll Party. La svolta arrivò con un brano di Big Joe Turner intitolato Shake, Rattle and Roll (1954), destinato a diventate il più antico singolo della storia del Rock’n’Roll, insieme a Rock Around The Clock di Bill Haley & His Comets, spesso considerato iniziatore del genere.

I gruppi bianchi che iniziarono a comparire sotto questa nuova etichetta, come i citati Bill Haley & His Comets, arrivavano da un repertorio Country & Western; per questa ragione, la commistione di elementi derivanti della musica County e altri propri del R&B, nel giro di qualche anno condusse il neonato Rock’n’Roll ad assumere caratteristiche proprie. A scolpire il proprio nome nella storia del genere fu Elvis Presley, scoperto da un produttore discografico quando, per fare una sorpresa alla madre, si recò ai Sun Studios con l’intento ad incidere una ballata ascoltata alla radio; insieme a lui si affermarono idoli come Hank Williams, Buddy Holly, Little Richard, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis e Johnny Cash, molti dei quali afroamericani.

Il Rock’n’Roll (termine, peraltro, chiaramente riferito alla sfera sessuale) si consolidò come una musica oltraggiosa, fatta di contenuti molto espliciti al sesso e gestualità esagerate che rimandavano ad una vita dissoluta. Durante il Milton Berle Show, nel ‘56, l’esordiente Elvis Presley destò scandalo per una performance arricchita da spregiudicati movimenti pelvici, che gli attribì il soprannome di The Pelvis.

Si trattava, dunque, di una musica che, per quanto arricchisse le tasche dell’industria discografica, non era tollerata da quella fetta dell’establishment che ne rappresentava la parte più conservatrice.

In quegli anni, tappa obbligatoria dell’affermazione di un nuovo genere musicale era la sua etichettatura, da parte del senso comune, come trasgressivo e potenzialmente dannoso, ancor più se accompagnato da un ballo definito licenzioso. Per il Rock’n’Roll, ad alimentare una simile visione fu l’uscita nelle sale cinematografiche, nel 1955, di film come Rebel Without a Cause (“Gioventù Bruciata”), che incolpava il Rock’n’Roll di aver assecondato una generazione di ribelli senza motivo, e Blackboard Jungle. Quest’ultimo, focalizzato sul tema della violenza giovanile, fece capolino in Italia con il titolo di “Il seme della violenza”, provocando scalpore e panico morale generalizzato. Al riguardo, degna di nota è la copertina de “La Domenica del Corriere” datata 7 ottobre 1956, con la quale venne presentato per la prima volta il Rock’n’Roll ai lettori italiani: «Un ballo pericoloso. Uscite dal cinematografo in cui si era proiettato il film americano imperniato sull’ultima danza, il “rock’n’roll”, centinaia di giovani e ragazze invasero le principali vie di Oslo abbandonandosi a incredibili scene di follia. Ruppero vetrine, danneggiarono tram e autobus, cercarono di rovesciare auto. Un passante è rimasto ferito. Gli eccessi, compiuti sotto l’eccitazione dell’indiavolato ballo sbarcato da poco in Europa, sono cessati qualche ora dopo solo per l’intervento di reparti di polizia. Più di trenta giovani (e ragazze) sono stati fermati».

Per una serie di disavventure, alcune fortuite, altre pilotate, tra il ’58 e il ’59 il boom americano del Rock’n’Roll subì un forte ridimensionamento. Nell’incidente aereo del 3 febbraio 1959, conosciuto come “il giorno in cui la musica morì”, persero la vita Buddy Holly, The Big Bopper (autore di Chantilly Lace) e Ritchie Valens; Little Richard, Chuck Berry e Jerry Lee Lewis, ancora con i piedi sulla terra ferma, caddero, uno ad uno, annientati dalla clava dell’opinione pubblica; Elvis Presley partì per il suo periodo militare, ed il DJ Alan Freed fu condannato per lo scandalo della payola.

La repentina uscita di scena del Rock’n’Roll aprì una voragine gigantesca nell’industria musicale, che i discografici pensarono di colmare con delle alternative perbene. Nel tentativo di addolcire gli spigolosi tratti del Rock’n’Roll, furono lanciati sul mercato molti artisti bianchi delle immagini e dalle sonorità edulcorate, che presto divennero teen idol. Alcuni tra i più famosi furono Pat Boone, Paul Anka, Neil Sedaka, Connie Francis e Frankie Avalon. Pur occhieggiando al Rock’n’Roll, questa musica ripulita di qualsiasi connotato raziale e sessuale, confezionata per un pubblico di teenager in piena fase ormonale, si distaccava nettamente dalle esperienze precedenti. Malgrado ciò, il Rock’n’Roll resistette, preparandosi alla grande svolta segnata dai Beatles, destinati a rivoluzionare in maniera indelebile uno dei generi musicali più amati di sempre.

Articolo di Linda Vassallo

Studia Culture e letterature del mondo moderno presso l’Università Statale di Torino. Vissuta tra città e campagna, più precisamente tra la riviera ligure e le langhe piemontesi, è cresciuta maturando grandi passioni come la scrittura, il giornalismo e la musica. Affiancata dal padre chitarrista, fin da bambina si è interessata a generi musicali quali rock e metal, poi diventati un hobby ed un lavoro.

 

 

Bibliografia:

FABBRI F., Around The Clock – Una breve storia della popular music, Da Agostini Libri S.p.A, Novara, 2016.

RIZZI E., CECCAMEA F., Heavy Bone – La Storia del Rock a Fumetti, Nicola Pesce editore, Roma, 2013.

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