Arte

L’arte e il mondo Disney

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December 11, 2020

Walt Disney ha creato un mondo favoloso che ormai è entrato a far parte dell’immaginario collettivo. Tutti noi da bambini abbiamo visto film, cortometraggi e cartoni della Disney; ma quanti di noi hanno notato i numerosi riferimenti al mondo dell’arte inseriti nei diversi capolavori firmati Disney? Nelle righe che seguono troverete gli esempi più eclatanti.

Anche l’arte, però, ha preso ispirazione dal mondo dei cartoni animati e così alcuni artisti contemporanei hanno creato opere con protagonisti i personaggi Disney.

Una pratica molto diffusa tra i disegnatori della Disney è quella di ispirarsi ad opere d’arte per definire i tratti fisionomici di alcuni personaggi.

Questo, ad esempio, avvenne nel 1953 quando il fondatore della Disney, Walt, scelse di adattare a cartone animato la popolarissima opera di James Matthew Barrie dal titolo Peter e Wendy e dovette decidere quali forme dare alla fatina Trilli. Egli si ispirò ad opere di Richard Dadd o di Edmund Dulac. Dadd, pittore di età vittoriana, nel suo capolavoro dal titolo La fortuna del boscaiolo fatato conservato alla Tate Gallery ha inserito figurine di fate con ali di farfalla o libellula. Anche Dulac ha riempito i suoi acquerelli e le sue tempere con fate e creature molto simili a Trilli.

Richard Dadd, La fortuna del boscaiolo fatato, Londra, Tate Gallery, 1855-1864, 54×39,4 cm.

Edmund Dulac, Fate ed elfi, illustrazione per W.Shakespeare, The Tempest, con quaranta tavole di E.Dulac, Londra 1908.

Trilli nella versione Disney del 1953.

Ma non fu Trilli la prima creatura Disney ispirata a opere d’arte. Nel 1934, infatti, Walt Disney iniziò a progettare il lungometraggio Biancaneve e attinse alla storia dell’arte medievale per delineare il volto della regina cattiva Grimilde. Fu un collaboratore della Disney, tale Wolfgand Reitherman, detto Woolie che, fornendo a Walt una lussuosa edizione della serie “Blau Bücher” dedicata alla scultura medievale, gli suggerì di usare i tratti della statua di Uta di Ballenstedt che abbellisce il coro del Duomo di Naumburg.

A sinistra: Maestro di Naumburg, Uta di Ballensted, 1255-65, pietra dipinta, altezza 1,8m, Cattedrale di Naumburg, Germania A destra: Biancaneve e i sette nani (1937), frame con la regina-matrigna che tiene in mano lo scrigno che crede contenga il cuore di Biancaneve.

La bellezza di Uta strideva, però, con le sembianze da vecchia strega con le quali Grimilde avrebbe dovuto presentarsi a Biancaneve per offrirle la mela. Così, Walt cercò nuovamente un suggerimento nella storia dell’arte e lo trovò nelle streghe dipinte da Francisco Goya sulle pareti della propria casa. L’opera faceva parte della serie delle cosiddette “pitture nere” (1819-1923): dipinti a olio su muro che ornavano le pareti di una casa dell’artista a Madrid. Probabilmente Walt Disney vide l’opera personalmente perché all’inizio del 1935 partì con il fratello Roy per un viaggio in Europa alla ricerca di spunti artistici proprio per la lavorazione di Biancaneve.

A sinistra: Francisco Goya, Due vecchi che mangiano la zuppa, 1821-23, Madrid, Museo Nacional del Prado. A destra: Biancaneve e i sette nani, 1937, frame con il personaggio della strega.

In realtà anche l’immagine di Biancaneve non fu creata di sana pianta ma fu disegnata utilizzando come modello Betty Boop, personaggio che in quel momento era all’apice del successo, privata, però, dello sguardo malizioso e dei tratti caricaturali.

In Biancaneve e i sette nani anche alcuni paesaggi sono stati rubati all’arte; come, ad esempio, la foresta animata in cui fugge Biancaneve. I rami nodosi degli alberi richiamano, infatti, i disegni dell’illustratore di fiabe Arthur Rakham e la Selva dei suicidi di dantesca memoria.

Anche in Fantasia, film Disney uscito nel 1940, il mondo dell’arte entra prepotentemente in quello del cartone animato. Lo notiamo subito nei paesaggi in cui compaiono centauri e centauresse. Qui vi è un duplice richiamo all’arte: le tinte innaturali richiamano le scelte cromatiche dei Nabis e l’astrattismo del tedesco Oskar Fischinger che per qualche tempo collaborò con Disney; le figure dei centauri si avvicinano, invece, alle statue bronzee di Augustine Courtet (1849) nel Parc de la Tate d’Or a Lione raffiguranti Il fauno e la centauressa.

Augustine Courtet, Il fauno e la centauressa, 1849, Parc de la Tête d’Or, Lione.

Fantasia, 1940, frame con il centauro e la centauressa.

Paul Rason, Paesaggio nabis, 1890.

 

Il demone Chernabog che compare in Fantasia mentre si ascolta Una notte sul Monte Calvo ha i tratti dei “lokapala”, protagonisti della religiosità buddista giapponese in quanto guardiani delle quattro direzioni dello spazio e, quindi, numi tutelari del cielo e del mondo che presidiano l’universo. Probabilmente fu l’illustratore danese Kay Nielsen, collaboratore della Disney dal 1939 al 1941, a suggerire di inserire i lokapala e di cedere alla scena della Notte sul monte Calvo l’atmosfera orientaleggiante che caratterizza le sue illustrazioni.

“Lokapala”, dinastia Tang 618-907.

Fantasia, 1940, sequenza Una notte sul monte Calvo, frame con Chernabog, il demone della montagna.

Ma le contaminazioni tra mondo Disney e arte possono essere indagate anche tramite un episodio avvenuto nel 1944. In occasione di una festa dei fratelli Warner Walt Disney conobbe il celebre artista surrealista Salvador Dalì. I due decisero, nel 1946, di realizzare un cortometraggio dal titolo Destino. L’impresa, però, si rivelò difficile a causa della guerra e troppo costosa e quindi non vide la luce immediatamente ma soltanto nel 2003 grazie al nipote di Walt, Roy Edward Disney. L’obiettivo di Dalì, portavoce di un’arte alta, era quello di essere riconosciuto come artista popolare. Dall’altra parte Walt voleva che l’arte popolare Disney avesse pari dignità dell’arte di artisti come Dalì.

A questo link si può vedere il documentario Destino su YouTube in cui una ballerina e un giocatore di baseball si muovono in scenari tipici dell’opera daliliana.

Fotogramma dal cortometraggio Destino.

Il rapporto tra Disney e arte non si articola soltanto nell’inserimento di citazioni artistiche all’interno di cartoni animati; infatti, anche il mondo dell’arte ha sfruttato l’immagine di alcuni personaggi dei cartoni per produrre opere d’arte.

Nel 1981 il maggior esponente della Pop Art, Andy Warhol, realizza una serie di opere chiamata Myths in cui compare Mickey Mouse insieme ad altri personaggi leggendari della cultura popolare.  Mickey Mouse, senza dubbio il personaggio Disney che ebbe più fortuna, venne creato da Walt nel 1928. Warhol colloca il profilo di Topolino sullo sfondo a campiture piatte di colore (tipico della pop art) impreziosito da polvere di diamante.

 

Andy Warhol, Four Mickey, 1981.

 

In tempi più recenti, nel 2014, anche Damien Hirst si è confrontato con l’immagine di Mickey Mouse. Hirst ha ricondotto le forme di Topolino agli elementi geometrici base. Ma Topolino, icona universalmente nota, rimane riconoscibile all’istante anche se non è rappresentato nelle sue forme canoniche.

Damien Hirst, Mickey, 2014.

Ma anche Banksy, Mimmo Rotella, Lichtenstein e molti altri hanno utilizzato l’immagine di Topolino negli anni con diversi intenti. Banksy, ad esempio, usò l’icona Disney per creare un’immagine critica verso la società americana e verso la guerra.

Mimmo Rotella, Topolino, 1959.

Banksy, Napalm Girl, 2004.

Articolo di Paola Gargiulo

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali (curriculum: beni storico-artistici) all’Università degli Studi di Genova. Attualmente iscritta alla laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.
Appassionata di arte contemporanea, si è laureata con una tesi contenente materiale inedito dal titolo “Arturo Martini e un discepolo singolare. Mario Raimondi tra le carte di Antonio Pinghelli” in cui, tramite l’analisi di testi, articoli, lettere e diari dei personaggi coinvolti nella ricerca, ha voluto mettere in luce una parte della storia dell’arte ligure poco trattata.

 

Bibliografia:

Marco Bussagli, Disney e l’arte, ediz. illustrata, Giunti Editore, 2018:

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