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Si può chiudere la cultura?

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January 15, 2021

Si sa, oggi siamo chiamati a ripartire, a rimboccarci le maniche e risorgere dalle ceneri, impiegando nel modo migliore possibile i fondi europei. Così, proprio in questa tempesta di parole, dette, scritte, urlate e rinfacciate, forse conviene ricordare quelle, lasciate senza risposta, di un importante esponente del mondo culturale italiano ed internazionale. L’11 novembre 2020 il Corriere della Sera[1] aveva pubblicato la lettera aperta indirizzata al Presidente Conte da Salvatore Settis, noto storico dell’arte e professore emerito della Scuola Normale di Pisa, autore di saggi imprescindibili come quello sull’interpretazione della Tempesta di Giorgione[2] o ancora sulle nozioni di valorizzazione, cultura e paesaggio[3].

Insieme ad una proposta relativa alle possibili modalità di riapertura dei musei in tempo di Covid – entrata gratuita ed utilizzo di parte del Recovery Fund per l’assunzione del personale necessario alla gestione dei flussi contingentati – Settis costruiva il suo discorso intorno al concetto di “necessità”.

È una parola che abbiamo sentito molto spesso nel corso dell’anno appena passato, usata ed abusata, ma è stata in particolare una sua “declinazione” ad allarmare gli addetti ai lavori dell’universo culturale: la “non necessità”, il “non necessario”. “Non indispensabile allo sforzo produttivo del paese” è stata solo una variante, forse ancora più infelice, dello stesso concetto.

Cosa s’intende per “sforzo produttivo” di un paese? Certamente, la produttività in termini economici e di lavoro. Ma è solo di questo tipo di produzione che dovremmo preoccuparci? Il nostro paese è quindi nient’altro che una grande fabbrica? Porsi tali domande non presuppone la volontà di sminuire l’alto valore e la dignità del lavoro, che sostenta materialmente la nostra esistenza e in certi casi porta avanti tradizioni, mestieri e tecniche secolari. L’obiettivo è invece quello di cercare di dare risalto anche all’altra fonte di sostentamento, alla linfa vitale che scorre in tutti noi e che ci rende ciò che siamo, seguendo quindi per un momento quel vecchio ritornello che dice che il settore culturale non può costituire una fonte importane di introiti, concetto forse da rivedere.

Usando le parole di Settis, cos’è “essenziale per vivere”?

Immaginiamo di svegliarci una mattina, di andare a guardarci allo specchio e di non riconoscerci più. Il volto che vediamo di fronte a noi non ci dice improvvisamente più niente, restiamo come ipnotizzati da questa figura che ci guarda – la pagina bianca di un libro vuoto – sentendoci un po’ un Narciso al contrario. Sembra una tipica situazione da incubo dei dipinti di Magritte. Per spiegare il significato di questa terrificante situazione, è necessaria una breve divagazione. Di recente, osservando il comportamento del mio gatto di fronte al suo riflesso sulla superficie specchiante del televisore, mi sono chiesta che cosa rappresentasse per lui quell’immagine. Con una breve ricerca ho scoperto allora che, secondo alcuni esperti, tendenzialmente solo gli animali abituati a vivere in gruppo e a considerarsi parte di una “comunità” riescono a riconoscersi allo specchio[4]. È straordinario come gli animali, dai più considerati inferiori, in realtà ci permettano di comprendere noi stessi in modo talmente profondo. Essendo “animali sociali”, quando ci guardiamo allo specchio, noi non vediamo solo il nostro corpo, riconosciamo il nostro Io e ci concepiamo in rapporto ad una comunità ed alle sue aspettative, le sue mode, la sua cultura estetica. “Ho il naso troppo grosso”, “Ho il seno troppo piccolo”, “Sono pieno di brufoli” e così via. Ma guardando più attentamente, lo specchio ci rivela anche la somiglianza tra noi e i nostri parenti, quei tratti somatici così caratteristici che, se ci avessero persi per strada da bambini, qualcuno sicuramente ci avrebbe riportati alla porta giusta. Allo stesso modo, portiamo in noi i segni del nostro passato e le caratteristiche di una comunità più ampia del nostro stretto cerchio famigliare: possiamo riconoscere tratti mediterranei, nordici, orientali o forse un mix di diverse provenienze. Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Sono tutte domande a cui senza accorgercene troviamo una risposta davanti allo specchio, almeno in parte. Se le poneva certamente Gauguin, mentre le scriveva nell’angolo in alto a sinistra del suo celebre dipinto conservato al Museum of Fine Arts di Boston.

Il museo funziona più o meno nello stesso modo, però mettendoci in relazione non soltanto con la nostra cultura contemporanea, ma anche con quelle di altre comunità, o di secoli remoti. Le opere custodite al suo interno sono allo stesso tempo specchi e finestre: su di noi, sul passato, sull’altro. Mostrano e rivelano ciò che già sappiamo, ciò che abbiamo dimenticato, ciò che siamo ed eravamo. Non solo: i musei sono un’occasione per sperimentare la bellezza, sviluppare il pensiero critico, accendere la curiosità e tenere vivi la sorpresa e lo stupore nei nostri occhi.

Ma non parliamo solo dei musei. Parliamo del teatro: a teatro, quando le luci si spengono e il sipario si alza, abbiamo l’irripetibile opportunità di guardare la vita dall’esterno, la vita che si anima sul palcoscenico raccontando storie, mostrando vizi e virtù degli uomini, portandoci ad immedesimarci nelle vicende e nelle emozioni vissute dai protagonisti, vivendole sul nostro corpo e quindi finendo per scoprire qualcosa in più su noi stessi. Certo, nessuna di queste esperienze riempie le tasche di soldi, né riempie la pancia, ma tutte nutrono l’anima e la plasmano nella forma migliore di noi.

Nel suo discorso di fine anno, o piuttosto di inizio anno, il Presidente Mattarella ha definito il nostro presente ed immediato futuro un “tempo di costruttori”: valorizziamo, dunque, anche chi ha dedicato i propri studi e le proprie fatiche alla cultura, alla memoria collettiva e a tutto ciò che nutre lo spirito; lasciamoli lavorare e costruire ponti e consapevolezze, lasciamoli costruire il necessario per riscoprire la bellezza nel mondo e in noi stessi, specialmente in un momento storico così difficile; lasciamoci ri-costruire per riscoprire il senso della vita. Non sprechiamo questa opportunità.

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Articolo di Martina Panizzutt

Dottoressa in Storia dell’arte e Valorizzazione del Patrimonio, dell’Università degli Studi di Genova. Durante il secondo anno di laurea magistrale, ha frequentato il corso di Museologia presso l’Ecole du Louvre di Parigi, redigendo una tesi in lingua francese dedicata ai ritratti di Marten Soolmans e Oopjen Coppit, dipinti da Rembrandt van Rijn, ed alla vicenda della loro acquisizione da parte del Louvre e del Rijksmuseum di Amsterdam. 

 

 

Sitografia

  • Trascrizione della lettera di Salvatore Settis, “Ripartiamo nei musei in sicurezza (e gratis per alcuni musei)”, pubblicata sul Corriere della Sera il giorno 11 novembre 2020, p. 7, https://emergenzacultura.org/2020/11/11/rientriamo-nei-musei-in-sicurezza-e-gratis-per-alcuni-mesi/
  • Bonfranceschi, A. L., Tutti gli animali che si riconoscono allo specchio, in “Wired”, 15 settembre 2018, https://www.wired.it/scienza/ecologia/2018/09/15/animali-riconoscono-specchio/?refresh_ce=

Immagini

  • Paul Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, 1897-1898, olio su tela, 139 x 374,6 cm, Museum of Fine Arts, Boston

Note

[1] Si veda la trascrizione della lettera di Salvatore Settis, “Ripartiamo nei musei in sicurezza (e gratis per alcuni musei)”, pubblicata sul Corriere della Sera il giorno 11 novembre 2020, p. 7, https://emergenzacultura.org/2020/11/11/rientriamo-nei-musei-in-sicurezza-e-gratis-per-alcuni-mesi/, ultima consultazione 10 gennaio 2021

[2] Settis, S., La “Tempesta” interpretata. Giorgione, i committenti, il soggetto, Einaudi, 1978

[3] Alcuni dei suoi testi più famosi sull’argomento sono: Battaglie senza eroi. I beni culturali fra istituzioni e profitto, Electa, 2005; Contro il degrado civile: paesaggio e democrazia, La Scuola di Pitagora, 2012; Il mondo salverà la bellezza?, Ponte alle Grazie, 2015

[4] Bonfranceschi, A. L., Tutti gli animali che si riconoscono allo specchio, in “Wired”, 15 settembre 2018, https://www.wired.it/scienza/ecologia/2018/09/15/animali-riconoscono-specchio/?refresh_ce=, ultima consultazione 10 gennaio 2021

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