Macchina del tempo

Giornata della Memoria: un dolore che non va dimenticato

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January 27, 2021

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Il 27 gennaio 1945, 7000 ebrei vennero liberati dal campo di sterminio di Auschwitz: il mondo fu scosso dagli orrori che i nazisti avevano compiuto, a partire dal 1939.
Gli interrogativi che ci poniamo di fronte alle immagini, ai film che raccontano gli orrori che accadevano ad Auschwitz sono molteplici, ma forse quello principale è sempre uno solo: Perchè?
Ai nostri occhi certe immagini sono troppo dolorose da guardare, una di quelle che mi è rimasta più impressa è quella delle scavatrici che tirano su migliaia di corpi scheletrici, forse una delle più raccapriccianti che abbia mai visto.
Ormai, dovrebbe essere assodato quanto l’Olocausto rappresenti una delle pagine più nere e terrificanti della storia mondiale. Eppure, soprattutto negli ultimi anni, vi sono ancora coloro che non credono a questa parte della storia: secondo Eurispses negli ultimi 15 anni la percentuale di coloro che non credono all’Olocausto è passata dal 2,7% al 15,6%.
A Savona, pochi giorni fa, è stato arrestato un 22enne “per aver svolto azione di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale aggravata dal negazionismo” titola AGI.
Tra le frasi intercettate vi è “Voglio fare una strage a una manifestazione di femministe. Donne ebree e comuniste sono i nostri nemici. Le donne moderne sono senza sentimenti, bambole di carne da sterminare” e, ancora “Gli ebrei sono il male primo da eliminare. Gli ebrei sono nati per distruggere l’umanità”.
Il giovane incitava espressamente alla rivoluzione violenta contro lo Stato e all’eliminazione fisica degli ebrei, si legge nello stesso articolo. Nella stessa inchiesta è indagato anche un minorenne che aveva creato un gruppo su Telegram che vantava 400 iscritti.
Ecco, di fronte a queste notizie capisco che siamo ancora molto lontani dall’idea di uguaglianza, comunità, collettività, supporto. Credo che ciò sia causato anche dal fatto che certe ideologie vengano diffuse anche dalla classe politica, quindi da leader mondiali, dando così la possibilità a coloro che sottacevano queste opinioni di divulgarle e di sentirsi nel giusto, come è successo per esempio a Capitol Hill qualche settimana fa, dai seguaci di Trump, alcuni dei quali indossavano magliette con simboli neonazisti. Vi sono ancora tante, troppe, persone che non credono all’esistenza delle camere a gas, che inneggiano allo sterminio degli ebrei e che sostengono che se è successo, evidentemente gli ebrei avevano fatto qualcosa per meritarselo.
E nel 2021, con la possibilità di documentarsi mentre si beve il caffè, con svariati mezzi che permettono di leggere e approfondire le notizie, non è più ammissibile che vi siano ancora persone come queste.
Liliana Segre, 90 anni, di cui 45 passati a raccontare e trasmettere la sua testimonianza nelle scuole, a divulgare ciò che ha subito ad Auschwitz, ha affermato:

Io non perdono e non dimentico, ma non odio. E la trasmissione del non odio e battersi contro l’odio è un ammaestramento utile per i ragazzi e per tutti, perché l’atmosfera dovuta all’ignoranza e all’indifferenza, che è stata la regina del mondo di allora, c’è purtroppo anche oggi”.

Come darle torto? Come è possibile perdonare se ancora oggi vi sono persone, purtroppo giovani (forse questo è il lato più terrificante) come il ragazzo di Savona, che sostengono queste posizioni?
Forse, quello che manca è la sensibilità di fronte al dolore altrui, di fronte a quei corpi flagellati dalla violenza, senza dignità, senza identità, ridotti solamente a quel numero tatuato sull’avambraccio.
Quell’indifferenza che ha portato alla morte di 6 milioni di persone, serpeggia ancora tra noi, come sostiene Segre, quindi ricordare, riflettere, far conoscere le storie di coloro che hanno vissuto l’odio, il razzismo e un vero e proprio processo di deumanizzazione rappresentano l’unica chance che abbiamo.
Questo processo, come sappiamo, è subdolo e lento: avviene attraverso la diffusione dei pregiudizi, attraverso l’associazione tra l’uomo e gli animali oppure tra uomo e malattie. L’idea viene instillata nella mente e avvelena i pensieri, qui vi è un’accelerazione della deumanizzazione: gli ebrei vengono espulsi dalle scuole, vengono accusati di essere sporchi, portatori di malattie, sessualmente perversi.
Poi, una volta catturati (talvolta denunciati dai loro stessi vicini di casa) donne, uomini e bambini venivano stipati nei vagoni e il meccanismo nazista cominciava a ingranare. In quei vagoni veniva annientata l’identità, non vi era più intimità. Quello era solo l’inizio della lunga discesa verso un luogo di dolore e di cattiveria.
Sami Modiano, un sopravvissuto che era solo un bambino ad Auschwitz, afferma che vi erano tre modi per morire: la morte naturale, quella di correre verso il filo spinato e farla finita perchè era inutile continuare a vivere e, infine, le camere a gas.
Quel dolore che noi abbiamo avuto la fortuna di non provare, ci viene testimoniato da Sami Modiano, da Liliana Segre e pochi altri: e noi dobbiamo provare a immaginarlo, a metterci nei panni altrui.
Perché di fronte ai loro racconti si deve solamente stare in silenzio e ascoltare ciò che si prova a essere odiati, a essere disprezzati e a diventare, improvvisamente, l’altro, il diverso.
Piero Terracina, scomparso nel 2019, diceva:

“La Memoria è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro: ecco perché è necessario fare memoria del passato, perché quel passato non debba mai più ritornare”.

Siamo noi a non doverlo far più tornare attraverso la conoscenza, lo studio e il ricordo: perché Auschwitz rappresenta solo il male, un male fine a se stesso, caratterizzato dall’indifferenza di coloro che sapevano e hanno taciuto, di coloro che si sono voltati dall’altra parte di fronte a uomini, donne e bambini, di quelli che non possono essere definiti “umani”.
È un dolore infinito che perseguita le nostre coscienze e che ci rende responsabili, in qualche modo, di un crimine come questo.

Il dolore non può e non deve essere dimenticato e noi non possiamo e non dobbiamo essere indifferenti.

Sitografia:
https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/editoriali/2021/01/22/giorno-della-memoria-oggi-e-sempre-contro-i-negazionismi_21570b55-6377-4862-a58f-b333ab022cfb.html
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/10/15/aumenta-il-negazionismo-per-oltre-il-15-shoah-inventata_75357368-4631-41ba-a502-50ec18bc387d.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/15/olocausto-liliana-segre-io-non-perdono-e-non-dimentico-ma-non-odio/5565531/
https://www.ansa.it/liguria/notizie/2021/01/22/ventiduenne-arrestato-per-propaganda-suprematista-_8747d742-ebb0-474b-a05d-1a3af4e461e7.html
https://ignotus.it/index.php/2018/12/22/deumanizzazione-e-stigmatizzazione-quando-laltro-vale-meno-di-noi/

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.
È una divoratrice di libri e un’appassionata di serie tv di qualunque genere, ama profondamente Alfred Hitchcock e Bruce Springsteen.

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