Filosofia

Se lo sai smetti di leggere

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February 28, 2021

Quando ci immaginiamo il cittadino di un paese moderno che legge sullo stesso cartello pubblicitario notizie circa l’ultimo concerto di Bruce Springsteen e informazioni sul restauro di un Da Vinci, non dobbiamo apparentarlo all’erudito del passato che si muoveva con limpida disinvoltura  nelle ampie sfumature dello scibile, ma a chi, sino a pochi secoli fa, era escluso dalla libera fruizione dei beni culturali. Si deve pensare che costui, in un contesto passato, era probabilmente parte di quelle percentuali elevatissime di braccianti (o piccoli artigiani), e che se anche in chiesa o nel palazzo comunale poteva vedere opere di pittura, tuttavia le fruiva con la stessa superficialità con cui il lettore moderno getta l’occhio distrattamente sulla riproduzione a colori dell’opera celebre, più interessato ai particolari aneddotici che non ai complessi valori formali. Quindi l’uomo che fischietta Corelli perché lo ha sentito in qualche sigla alla radio è già un uomo che, sia pure al semplice livello della melodia, ha approcciato Corelli (né si può negare che a questo livello si manifesti già in misura semplificata la legalità formale che regge agli altri livelli, armonico, contrappuntistico, ecc. l’opera intera del musicista), mentre un’esperienza del genere un tempo era riservata alle classi abbienti; tra i cui rappresentanti moltissimi probabilmente, pur sottomettendosi al rituale del concerto, fruivano la musica sinfonica allo stesso livello di superficialità. Sino a trent’anni fa era possibile acquistare uno o due libri su una ventina di volumi consultati, oggi il fruitore che deve scegliere tra più articoli in un negozio opta quasi sempre per una soluzione di convenienza, cioè decide di avvicinarsi a pochi e generici articoli economici, invece che scegliere un unico prodotto. Lo stesso meccanismo si presenta sui social, in particolare su Facebook. quando il “Condividere”, azione straordinaria e uno strumento di estrema utilità, costituisce un alibi intellettuale per il condivisore compulsivo: cioè uno studente, un lavoratore o un pensionato che trascorre anche solo cinque minuti a navigare scorrendo e selezionando i post più interessanti, ha la certezza che non potrà mai leggerli tutti, quindi condivide quelli più attraenti, sapendo che potrà consultarli in un secondo tempo senza smarrirli. Ma spesso l’utente non si ferma e, per foga e pigrizia, ne condivide almeno quattro o cinque di fila. Il risultato è che non potrà mai leggerli tutti e neanche ritrovarli perché incominciano a confondersi tra di loro e a sommarsi in quell’immenso repusitorio latente che è il “diario”. Ma il condivisore compulsivo, così come il collezionista di fumetti, ha comunque la sensazione di essersi impadronito del contenuto di quei post. Prima della xerociviltà costoro leggevano giornali, andavano in biblioteca o si faceva lunghe schede a mano in enormi sale di consultazione. Con la nevrosi da condivisione c’è il rischio che si perdano ore intere a condividere inutilmente decine di post che poi non vengono letti.
Del resto è questo il bello dei social, chiunque può dimostrare la propria irrilevanza.

Articolo di Carlo Alberto Ghigliotto

Filosofo, autore di saggi di semiotica, estetica medievale, storia dell’arte e della filosofia. La sua attività di saggista, bibliofilo e giornalista, è legata agli studi classici maturati nelle realtà del pensiero debole e dell’etica leopardiana. Studia filosofia prestando fede alla teoria de “Il pensiero ancestrale” di Manlio Sgalambro: considera l’attività filosofica come una prassi individuale di ascetismo e atarassia; distante dalle aule universitarie e dai percorsi accademici convenzionali (ancora in parte legati all’idealismo di Croce e Gentile).

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