Curiosità Storia

J. Bonfadio, una vittima del mugugno genovese

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April 9, 2021

Nel tempo, la storia della Repubblica di Genova è stata esaminata e narrata da un’ampia schiera di autori, uno dei quali fu Jacopo Bonfadio, che a pochi anni di distanza dall’istituzione della repubblica Oligarchica realizzò gli “Annali delle cose de’ Genovesi, dall’anno 1528 sino all’anno 1550“, un’opera lodevole che descriveva gli eventi salienti della Repubblica risaltandone aspetti eroici e drammatici, ma che infine si rivelò soltanto una fonte di sventure per il suo autore.

Nato a Gorzano (riviera di Salò) agli inizi del XVI secolo, il Bonfadio studiò presso l’Università di Padova, lavorando poi a Roma, Napoli e Venezia. Tornato a Padova divenne l’insegnante di Torquato, figlio di Pietro Bembo, mentre nel 1545 venne invitato dalla Repubblica di Genova alla cattedra di filosofia. “Poco appresso gli fu aggiunto l’incarico di scriver per pubblico ordine la storia di quella Repubblica”[1] e diede così forma agli “Annali delle cose de’ Genovesi, dall’anno 1528 sino all’anno 1550”.

A causa del suo lavoro venne però accusato di eresia, sortilegio e d’infame disonestà. Condannato infine a morte venne decapitato il 19 luglio 1550. Dei tre crimini quello che più interessava gli accusatori doveva essere il terzo, perché come spiegato nelle Notizie sulla sua vita (tratte dalla storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi) “usò soverchia libertà e soverchia satira parlando di alcune famiglie, e per ciò si fe’ dei nemici”. I suoi Annali vennero pubblicati per la prima volta nel 1586[2], mentre nei primi del ‘900 divennero  un punto di riferimento per un altro autore, Attilio Regolo Scarsella, che scrivendo gli Annali di Santa Margherita Ligure[3] ricorse all’opera di Bonfadio per descrivere gli orrori del 4 luglio 1549, giorno nel quale il corsaro Dragut saccheggiò il borgo di Rapallo, “terra discosta da Genova 20 miglia, non essendovi, per negligenza de terrazzani, chi facesse guardie. Che orribile sembiante fosse allora di ogni cosa, che orrore e che miserabil fuga di persone di ogni età, e dell’uno e dell’altro sesso, i quali così spogliati saltavano giù dai loro letti, ognuno seco nell’animo, non senza qualche sentimento di dolore, lo andrà immaginando, e felici chiamerà quei popoli i quali, sicuri da così fatti pericoli, fermate hanno le abitazioni e i beni suoi in terra ferma. Furono condotti via intorno a cento prigioni, tra i quali furono alcune vergini belle.”[4]

 

Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la StoriaModerna e le vicende militari, politiche, economiche del XVI sec.

 

Note

[1] J. Bonfadio, “Annali delle cose de’ Genovesi, dall’anno 1528 sino all’anno 1550“, pp. XVII-XVIII;

[2] idm, pp. XVII-XVIII-XIX-XXIII-XXVIII;

[3] A. R. Scarsella, “Annali di S. MArgherita Lig. dai suoi primordi suno all’anno 1914”, forni editore Bologna, 1914, pp. 84-85-86;

[4] J. Bonfadio, “Annali delle cose de’ Genovesi, dall’anno 1528 sino all’anno 1550“, pp. 190-191;

Bibliografia

J. Bonfadio, “Annali delle cose de’ Genovesi, dall’anno 1528 sino all’anno 1550“, Capolago, Cantone Ticino, Tipografia Elvetica, 1836.

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