Arte

La Divina Commedia e le sue illustrazioni

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July 4, 2021

La Commedia è suddivisa in tre Cantiche: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Ogni Cantica, ad eccezione della prima che ne ha 34, è composta da 33 canti così che il poema risulta formato complessivamente da 100 canti.

Dante racconta di aver percorso i tre regni dell’oltretomba durante l’equinozio di Primavera a partire dalla notte tra il 7 e l’8 aprile del 1300, l’anno del primo Giubileo indetto dal papa Bonifacio VIII, e di averlo portato a termine alla mezzanotte del giorno 14 dello stesso mese. Al poeta sono occorsi: un giorno e una notte per attraversare la ‘selva oscura’; un giorno e una notte per percorrere l’inferno; una notte e un giorno per risalire dal centro della terra alla spiaggia del purgatorio; tre notti, tre giorni ed un’altra metà di giorno per risalire la montagna del secondo regno e, infine, 24 ore per visitare i Cieli del paradiso.

Inferno

Dante immagina questi tre mondi che sono Inferno, Purgatorio e Paradiso di cui descrive anche le caratteristiche concrete. L’Inferno è fatto come un imbuto, sopra nella parte superiore c’è una specie di buco, il buco grigio che è una sorta di avallamento nel quale bisogna scendere e lo immagina vicino a Gerusalemme. Sul bordo, in alto a sinistra, c’è un boschetto: quella è la selva oscura di Dante in cui immagina di perdersi. Questa selva è, in realtà, una selva allegorica, simbolica; da qui dopo l’incontro con Virgilio, Dante comincerà a scendere in questo imbuto roccioso.

Ci sono vari livelli di questa discesa dell’Inferno: c’è la porta dove c’è scritto “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”; poi si arriva sulle rive del fiume, lo Stige, poi c’è Caronte che traghetta le anime e poi si comincia a scendere: c’è il limbo e poi i vari gironi.

Sotto il limbo ci sono i «nobili castelli» dai quali entreranno Virgilio e Dante; poi il cerchio con i lussuriosi, dove Dante incontra Paolo e Francesca; i golosi, gli avari, gli iracondi e gli accidiosi e, infine, gli eretici.

Poi c’è questo fondo «appuntito» dove, in basso, ci sono quelli che vengono considerati i peccatori peggiori: infatti più si va verso il basso e più il peccato è grave; tra i peggiori ci sono i traditori.

In fondo a questa sorta di voragine c’è Lucifero, il principe dei demoni.

Le prime illustrazioni della Commedia:
i manoscritti del XIV secolo

Qui c’è il testo con il canto di Dante e sotto un’illustrazione in cui alcuni dei personaggi vengono colorati appieno e sono Dante e Virgilio: Dante vestito di blu scuro e Virgilio vestito di rosso; Virgilio è sempre un po’ più avanti di Dante perché l’autore è sempre un po’ spaventato e perché è ancora vivo; Virgilio ritorna dal mondo dei morti, è diventato un’anima, uno spirito e quindi è coraggioso. In mezzo troviamo la barca di Caronte che ha le corna ed è il demone che traghetta le anime e sta sulla sua barchetta; sul lato destro ci sono i dannati che sono stati portati al di là del fiume, sulla sinistra troviamo i personaggi nudi che sono i dannati che aspettano di essere trasportati, traghettati. Lo scopo di queste primissime illustrazioni che sono ancora del Trecento è quello di aiutare a visualizzare il testo che è immediatamente sopra.

La Divina Commedia per il re di Napoli Alfonso d’Aragona 1442-50
miniata a Siena da
Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta(Inferno e Purgatorio) e Giovanni di Paolo (Paradiso)

Iniziale istoriata a colori con Dante vestito di azzurro nella selva e Virgilio, con un abito sui toni del rosa. È la rappresentazione  del verso “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la dritta via era smarrita»; infatti la “Divina Commedia” prende avvio con Dante che si ritrova in questo bosco buio, è spaventato e smarrito ma è uno smarrimento interiore perché si è allontanato dai suoi ideali e ha ceduto alle tentazioni, peccando di superbia e di avidità.

La Divina Commedia di Federico da Montefeltro

MS Urbinate Lat. 365: l’’originale è conservato nella Biblioteca Vaticana, è uno dei codici più preziosi che si trovavano nella Biblioteca di Urbino. Questa è la pagina di avvio: miniature molto grandi e colorate. Il linguaggio  è pienamente rinascimentale ed è stata realizzata tra il 1474 e 80. Il manoscritto è stato miniato da Guglielmo Giraldi, artista ferrarese, e i suoi collaboratori. I paesaggi sono con la prospettiva rinascimentale con Dante e Virgilio in primo piano, dietro questi massi che li costringono a stare piegati, la montagna realizzata in modo più naturalistico; nell’immagine al centro Dante è sul centauro. Ma le cose che colpiscono sono lo spazio prospettico, il colore naturalistico, tipici del Rinascimento.

 

 Articolo di Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte.

 

 

 

Bibliografia:

  • Grasso, Le arti sorelle: dialoghi tra immagini, parole e musica, 2015

 

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